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24 Giu, 2006

Marketing e comunicazione del vino: parla Paul Wagner

Posted by: Carlo In: Senza categoria

Chiunque sia interessato a capire cosa sta succedendo a livello internazionale nel mercato del vino, dovrebbe leggere con cura questa bella intervista a Paul Wagner, realizzata da Fabio Piccoli per L’Informatore Agrario. Delle considerazioni di Wagner, fondatore della Balzac Communications & Marketing, una delle maggiori società di marketing per l’industria enologica, voglio riportarne una in particolare:

Una delle grandi «stranezze» dell’industria enologica è che molti produttori pensano che si dovrebbe demistificare il vino e dare un’immagine più semplice, di più facile approccio. Pensano che si dovrebbero realizzare vini più informali e freschi, ma nessuno di loro ritiene di dover fare tutto ciò per i propri prodotti. La loro paura, ovviamente, è di perdere prestigio, che l’immagine dei loro vini sarebbe danneggiata associandola a prodotti così «informali». Non capiscono che il prestigio delle loro etichette è solo un segmento del mercato e si tratta di un elemento di anno in anno meno rilevante. Con l’ingresso delle nuove generazioni nel mercato, la battaglia sarà non come essere formali ma come avere maggior successo.

L’opinione di Paul Wagner mi sembra altamente condivisibile. Il marketing del vino, e in particolare la comunicazione, soffre soprattutto in Italia di scarsa capacità di adattarsi alle nuove tendenze di consumo. Si è ancora troppo legati a una concezione di consumo del vino che non trova riscontri a livello internazionale. Un modo di bere vino che richiede un marketing e una comunicazione diversi. Manuela Violoni ha qualche mese fa alcuni packaging incontrati a Vinexpo a Bordeaux, l’analisi è stata pubblicata su L’Assaggio (la rivista è edita dalla società per la quale lavoro, ci tengo a precisarlo perché non vorrei mai essere tacciato di pubblicità occulta nei miei post).

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2 Responses to "Marketing e comunicazione del vino: parla Paul Wagner"

1 | Gianpaolo

Giugno 27th, 2006 at 14:41

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Sto guardando questo post da un paio di giorni. Mi verrebbe da commentarlo, e vorrei veramente trovare le parole giuste per farlo, ma non le trovo.
Ho letto l’intervista a cui tu fai riferimento, ma effettivamente non riesco a trovarvi spunti interessanti, non so dove attaccarmi. In realtà non mi spiega di fatto come dovrei o non dovrei comunicare il mio vino. Mi dice solo che, in generale, non lo sto facendo bene.
Che cosa vuol dire di fatto:…La loro paura, ovviamente, è di perdere prestigio, che l’immagine dei loro vini sarebbe danneggiata associandola a prodotti così «informali». Non capiscono che il prestigio delle loro etichette è solo un segmento del mercato e si tratta di un elemento di anno in anno meno rilevante ….

Certamente non vuol dire che il prestigio di un prodotto non è importante. Forse vuol dire che la comunicazione del vino è in generale, troppo formale, o con altre parole “pallosissima”.
Se è questo allora sono stradaccordo. Se però per renderla non formale (leggi non pallosa) si deve far ricorso a una strategia volta a trasformare il prodotto vino in qualcosa di simile ai soft drinks, allora non sono d’accordo. Per una ragione principale, uno che paga 30 o più euro per una bottiglia di buon vino (o preteso tale), non credo voglia avere l’impressione di stare consumando un equivalente di “red bull”
Quindi come fare? Forse il blog è un, sicuramente non il solo e non il più importante, buon mezzo per rendere una comunicazione meno formale ed ingessata con il potenziale consumatore, a patto di cercare di essere veri e non ingessati o formali. O in altre parole, “pallosi”.
Complimenti per il blog.

2 | Carlo

Giugno 29th, 2006 at 20:28

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Gianpaolo, grazie per la tua riflessione. Credo che Wagner auspicasse che si pensi al vino come un prodotto che ha bisogno di una politica di marketing. Quindi pensare che esistono diversi target che chiedono prodotti diversi e cui si deve comunicare in modo diverso. La comunicazione ingessata che finora è stata tipica del vino italiano ci sarà anche in futuro perché è una comunicazione che è utile per entrare in contatto con certi target. Sicuramente si dovrà sviluppare una comunicazione diversa per cogliere segmenti diversi, ad esempio i giovani. Certo ben lungi da impostarla come una comunicazione da soft drinks, sarebbe un errore che svilirebbe il prodotto e ne comunicherebbe un consumo sbagliato. Oggi il prodotto è esperienza, così ci dicono tutti, e allora ben vengano mezzi di comunicazione anche più interattivi, ben vengano ad esempio anche i blog (anche se evidentemente non sono certo la panacea).

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Su di me

Sono Carlo Odello, 31 anni, una laurea in Scienze della comunicazione, responsabile della comunicazione e addetto stampa per istituti e consorzi dell'agroalimentare. Come giornalista pubblicista scrivo principalmente per testate del settore. Passioni: fotografia, ICT, viaggi.

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